
La città di Velletri inizia ad essere indicata nella cartografia antica quando vengono realizzate le prime rappresentazioni dei territori che componevano l’odierna regione laziale (Etruria, Sabina, Latium), la più antica delle quali è sicuramente Il paese di Roma di Eufrosino della Volpaia (1547). In tutte queste carte Velletri era compresa, almeno fino all’Ottocento, nella cosiddetta Campagna Romana; regione, come indica lo stesso Mortier (n. 1), anticamente chiamata Latium (Campagna di Roma olim Latium), posta a sinistra del Tevere e che si estendeva fino al Garigliano.
In queste carte topografiche, di cui è un tipico esempio quella del Mercatore riprodotta sopra, sono delineati la geomorfologia, l’idrografia, in alcuni casi le principali strade della regione e, naturalmente, i nomi delle città, tra cui non manca mai Velletri. Le prime immagini di come appariva la cittadina (ancora con il nome di Belitri o Blitri) si hanno nell’ incisione della veduta panoramica dell’Hoefnagel del 1598.
La veduta dell’ Hoefnagel (n. 2) evidenzia le caratteristiche fondamentali della città che, ubicata sulle ultime propaggini del sistema montuoso Tuscolano-Artemisio, su un colle ripido e scosceso (400 m slm), domina il territorio circostante fino al mare. Una posizione che ha sempre garantito a Velletri un importante ruolo strategico di controllo sia del passaggio tra i colli Albani ed i monti Lepini verso la valle del Sacco-Liri, che della vasta pianura pontina fino al Circeo.
Nell’incisione del Hoefnagel, se pure incentrata sulla veduta dell’area urbana, ha molto spazio anche la rappresentazione del territorio circostante, la cui caratteristica principale è la grande diversificazione: la parte settentrio-nale è dominata dall’altura del monte Artemisio, la cui cima più alta (Peschio) raggiunge i 925 m, quella meridionale è invece caratterizzata da una serie di bassi sistemi collinari che si snodano con direzione N-S, separati tra loro da una fitta rete di fossi che confluiscono a valle nel più grande fosso di Astura.