Anche la Speme, ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve tutte cose l'obblio nella sua notte; e una forza operosa le affatica di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe e l'estreme sembianze e le reliquie della terra e del ciel traveste il tempo.
Ugo Foscolo
Questa piccola esposizione nasce dal desiderio di offrire un supporto di immagini a quanti si avvicinano per la prima volta alla storia archeologica di Velletri.
L’occasione è stata offerta dal prestito di parte della collezione del
Dott. Umberto Savo, di incisioni e stampe relative al territorio veliterno.In questo spirito nasce l’opera
Vetus Latium Profanum realizzata per promuovere un dibattito scientifico su alcuni ritrovamenti; così, il rigore e la precisione dei “rilievi” del Volpi dominano, appena temperati da particolari naturalistici come querce contorte o cieli annuvolati.
E la fredda austerità di una Pallade sembra prevalere sui sensuali e stupefacenti caratteri dell’Ermafrodito. Le opere scelte non coprono l’intero panorama degli scavi e dei ritrovamenti effettuati nel territorio, ma sono solo il riflesso di quanto è stato, a suo tempo, selezionato da chi amava o era incuriosito dalle “antiche vestigia”. La maggior parte delle incisioni esposte è stata realizzata nel corso del Settecento o durante i primi decenni dell’Ottocento. Sono gli anni in cui si matura una concezione dell’arte come strumento di diffusione del vero e del retto, come alleata della filosofia e della scienza.
Il razionalismo settecentesco, accettando la classicità, la rivede come luogo della “ragione”. Solo la sensibilità romantica, riscattando la facoltà creatrice di ciascun individuo come continuo divenire, rimodella, assume come propri i sentimenti dell’eroico sentire, “del perturbato e commosso”, ed esalta il culto della personalità, dei singoli ethnoi alla ricerca delle origini della coscienza nazionale.
E la Pallade sembra cedere il passo all’impegno civico espresso dalle leggi della Dea Decluna o di Augusto. Di quanto raccolto e studiato in quegli anni, rimane ormai poco: dalle “esportazioni” di Napoleone, dalle vendite e successioni, dalle distruzioni della seconda guerra si è salvato meno di quanto è qui documentato. Per questo, è stato aggiunto un gruppo di vecchie cartoline e fotografie che possano aiutare a comprendere com’erano “le reliquie della terra”.